
In breve
- Secondo uno studio americano, le barche fuoribordo affondano in porto quattro volte più spesso che in navigazione.
- In porto la causa principale è l’acqua piovana che non riesce a uscire.
- Il punto debole sono tubi, fascette e passaggi sotto la linea di galleggiamento.
Il paradosso del porto
Immaginiamo che una barca affondi quando urta qualcosa in mezzo al mare. I dati raccontano altro. Analizzando le pratiche di sinistro, l’assicurazione nautica americana BoatUS ha trovato che le barche fuoribordo affondano all’ormeggio quattro volte più spesso che mentre navigano.
La colpa è della pioggia
Quasi la metà degli affondamenti in porto, il 47%, era legata a pioggia o neve abbondanti. Eppure quasi tutte quelle barche avevano un pozzetto autosvuotante, pensato per scaricare l’acqua da solo. Basta però che gli scarichi si intasino di foglie o sporco perché l’acqua si accumuli, la barca si abbassi e altra acqua entri dalle aperture vicine alla superficie.
In porto le barche affondano soprattutto per la pioggia
Una barca non ha bisogno di un buco per affondare: le basta un tubo dimenticato.
I punti deboli sotto la linea d’acqua
La seconda causa in porto, il 20%, sono i passaggi e i raccordi sotto la linea di galleggiamento: tubi che si induriscono, fascette arrugginite, valvole che non chiudono. In navigazione invece contano di più l’acqua che entra da poppa o dalle murate, gli impianti delle vasche per il pescato e il tappo di scarico dimenticato aperto.
Cosa controllare
- Che gli scarichi del pozzetto siano liberi, soprattutto prima della stagione delle piogge.
- Lo stato di tubi e fascette sotto la linea di galleggiamento.
- Che la pompa di sentina funzioni e che la batteria sia carica.
I dati sono americani e non recentissimi, ma la fisica di una barca ferma sotto la pioggia è la stessa in ogni porto.


