
In breve
- Alcune compagnie stimano i danni con sistemi che analizzano foto e video.
- Funzionano bene sui danni visibili e semplici.
- Non vedono quello che sta dietro la carrozzeria: lì serve ancora un sopralluogo.
Cosa sta succedendo
Secondo l’associazione dei periti estimatori AIPED, alcune compagnie si affidano sempre più a sistemi che elaborano foto, video e altri dati per stimare il costo delle riparazioni e formulare la proposta di risarcimento. AIPED ha chiesto all’Antitrust e all’IVASS di approfondire come funzionano questi software, nell’ambito dell’indagine sul mercato RC auto.
Come ragiona un sistema del genere
In modo semplificato: riconosce il pezzo inquadrato, un paraurti o una portiera, valuta il tipo e l’estensione del danno e lo traduce in una lista di ricambi e di ore di lavoro. È veloce e costa poco, ed è per questo che piace.
Il limite: ciò che non si vede
Una foto mostra la superficie. Dietro il paraurti ci sono traverse, assorbitori d’urto e sensori che possono essere danneggiati anche quando fuori si vede solo un graffio. AIPED segnala proprio questo rischio: usato come unico criterio, un sistema automatico può non rilevare danni strutturali visibili solo con un’ispezione diretta.
L’algoritmo vede la lamiera. Il perito vede anche quello che c’è dietro.
Cosa chiedono i periti
Non di fermare la tecnologia, ma di renderla trasparente: criteri di calcolo chiari, procedure verificabili, decisioni tracciabili, e il giudizio di un professionista nei casi complessi. In altre parole, l’efficienza non deve ridurre le garanzie per chi ha subito il danno.
Cosa puoi fare tu
Se ricevi una proposta basata solo sulle foto e il danno ti sembra più grave, puoi chiedere un sopralluogo o farti assistere da un perito di parte. Una stima va sempre confrontata con quello che c’è davvero sotto la carrozzeria.


